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Storie – I modini

I Modini

Alla fine degli anni settanta, ai tempi di autonomia operaia, di prima linea e di Toni Negri, si formò in quel di Padova un gruppo di studenti che, a dispetto delle ideologie, affronto’ l’avventura accademica con un piglio particolare.

Erano quattro ed erano chiamati i “Modini” che in gergo triestino vuole dire “ragazzi terribili” o qualche cosa di simile. I Modini comprendevano come quinto elemento fuori quota una ragazza dagli occhi blu chiamata la “donna dei Modini”. Voci fuori dal coro narravano che la concedesse a tutti e quattro, anche se verifiche successive negarono l’ipotesi. Però era piacevole coltivare questa idea di promiscuità e quindi, per anni, la tesi non venne smentita, ma, a dire il vero, neppure confermata.

Negli anni che seguirono  conobbi tutti i Modini, meno uno.

Quest’ultimo abitava sul lago di Garda e fu quello che combinò il guaio maggiore.

Il guaio, come dicevo, consistette nel rimanere a Padova per qualche anno, dichiarare di aver sostenuto un certo numero di esami, farne in realtà la metà falsificando le firme sul libretto universitario ed infine, stritolato nella morsa dei doveri familiari e portato allo stremo, organizzare una messinscena culminante nel fissare una data di laurea presunta. In tale giorno, con la famiglia al completo in abiti da cerimonia, il colpo di scena finale ed esplosivo fu quello di non presentarsi e sparire, lasciando di sasso un intero gruppo di genitori, parenti, amici in un interno universitario, scappando in Inghilterra per sei mesi e scomparendo dalla circolazione in modo, presumo, totale.

Del resto i Modini non acquisirono notorietà per i loro successi in ambito accademico: nessuno di loro si laureò non arrivarono al traguardo, non completarono il loro ciclo “borghese”.

Come dissi, i Modini erano quattro: un numero, mi viene da dire, perfetto.

In quattro si sta comodamente in auto, in quattro si gioca a carte ed a biliardo, quattro erano i Moschettieri. Per onestà scientifica l’eventuale quinto elemento si sarebbe inevitabilmente trasformato in una specie di residuo, come la vertebra caudale.

E’ altresì evidente che una squadra, qualunque essa sia, non può prescindere dalla scelta dei componenti: le loro caratteristiche devono essere particolari. Non sono ammessi i delicati ed i precisi: meglio scartarli da subito, creerebbero problemi; inoltre, bontà loro, vanno esclusi anche elementi potenzialmente validi, ma che hanno il problema del rientro serale (i fidanzati, chi vive ancora con i genitori, chi ha l’esame il giorno dopo o pecca di zelo scolastico).

Il vero ragazzo terribile, il Modini per antonomasia, deve essere una specie di essere selvatico, senza legami o catene; deve anche possedere una buona resistenza fisica e non temere l’alcool. Su quest’ultimo punto è bene fare una precisazione: quando si viaggia senza meta è importante consumare vino ed i suoi derivati; in tal senso, non si può essere morbidi nella selezione, perché chi non tiene può creare problemi: prima o poi disturberà, potrebbe vomitare in macchina o chiedere, sul più bello, di tornare a casa.

Però non è detto che riunendo quattro persone con queste caratteristiche si componga un gruppo adatto allo scopo; del resto mettendo assieme Zico, Falcao, Eder e Socrates, come insegna la storia calcistica, non è detto che si possa vincere un mondiale.

Uno dei tanti racconti tramandati che li riguardano narra che una mattina, uno dei Modini, dal rifugio del Bar “Mondo”del Portello , in un attimo di torpore davanti al mazzo di carte e dopo l’ennesimo spritz, invitò gli altri a fare quattro passi.

Chi presenziò li vide salire sulla loro auto, una vecchia Alfa; sentì l’impianto stereo sparare Paolo Conte, il “loro” cantautore, cogliendo nei discorsi la parola “Falzarego”.

Si dice che i Modini, partiti in direzione ai più ignota, presero verso le cime delle Dolomiti ed i quattro passi che fecero furono quelli del Tonale, del Sella, del Pordoi e, per l’appunto, del Falzarego.

 

2 Responses to Storie – I modini

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